CM Punk: “La vecchia gestione WWE licenziava i wrestler per pugni poco convincenti”

CM Punk afferma che c'è stato un tempo in cui la promozione nel main roster della WWE non era qualcosa da festeggiare per i wrestler, ma un evento da temere.

Parlando con Stephanie McMahon nel podcast What’s Your Story?, Punk ha spiegato perché i talenti provenienti da NXT oggi vadano talvolta nel panico dopo un errore a Raw o SmackDown. Secondo lui, questa mentalità non nasce dal nulla, ma è un retaggio di un'epoca in cui una singola performance negativa poteva costare il posto di lavoro.

Punk ha raccontato di consigliare sempre ai wrestler più giovani di non farsi ossessionare dagli errori, poiché il più delle volte le conseguenze non sono disastrose come immaginano. Ha poi ammesso che, in passato, non era sempre così.

“Ma ci sono talenti di NXT che vengono promossi, finiscono a Raw e devono cavarsela da soli.”

Quando Stephanie ha ipotizzato che molti giovani talenti pensino che un errore significhi “la fine del mondo, non ce la farò mai”, Punk ha concordato sul fatto che un tempo quella paura fosse giustificata.

“Spesso non è così, vero? Credo che in passato lo fosse. Penso che molto di questo sia un retaggio della vecchia gestione.”

È stato a quel punto che Punk ha rivelato com'era il territorio di sviluppo durante il vecchio sistema WWE. Ha ricordato di come i wrestler a Ohio Valley Wrestling fossero nervosi all'idea di essere promossi, avendo visto troppi atleti di talento sparire quasi subito dopo l'arrivo. Secondo Punk, alcune carriere finivano per motivi banali, come tirare pugni non abbastanza convincenti.

“Perché ricordo persone licenziate perché i loro pugni facevano schifo. Eravamo tutti giù in Kentucky e pensavamo: ‘Oh mio Dio’. Quasi non volevi essere promosso. Ti chiedevi: ‘Oddio, cos'è successo?’. Era un grande talento. Veniva promosso e dopo due settimane non c'era più. Eravamo certi che ce l'avrebbero fatta.”

Punk ritiene di essere stato più preparato di altri perché aveva già trascorso anni nel circuito indipendente prima di firmare con la WWE. Quando arrivò nel territorio di sviluppo, possedeva già un'esperienza che molti wrestler più giovani non avevano.

“Voglio dire, ero nel business… prima di firmare. Poi sono rimasto nel territorio di sviluppo per un anno, quindi avevo degli assi nella manica che molti altri non avevano.”

Guardando al presente, Punk ritiene che questo sia un aspetto in cui la WWE sia decisamente migliorata. Invece di vivere ogni match come un'audizione per la sopravvivenza, crede che i wrestler di oggi abbiano persone nel backstage che vogliono vederli avere successo, anziché cercare motivi per licenziarli.

“Il turnover era molto peggiore. Penso che ora sia molto meglio. Il sistema è molto più accomodante e credo che ci siano persone in posizioni di potere che vogliono davvero vedere il successo degli atleti.”

Punk non ha fatto i nomi dei wrestler a cui si riferiva, ma il suo messaggio è chiaro. Ai suoi occhi, la paura che molti giovani portano ancora con sé non è nata da un giorno all'altro: deriva da un'era in cui la promozione nel main roster poteva essere spaventosa tanto quanto eccitante, poiché un solo errore poteva segnare la fine dell'esperienza in WWE.

Fonte: Ringside News.

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