Jonathan Coachman ritiene che la WWE stia affrontando un serio problema di ritmo, sostenendo che il calendario fitto di eventi della compagnia renda difficile dare il giusto respiro alle storyline.
Intervenuto durante il programma “2 Count Tuesday”, Coachman ha puntato il dito contro i ritmi serrati della WWE, citando come parte del problema i premium live event, gli speciali di Saturday Night’s Main Event, gli impegni con Netflix, gli accordi con ESPN, Peacock e NBC.
Secondo Coachman, la WWE ha in programma così tanti show di rilievo che il team creativo è costretto ad accelerare gli angoli narrativi anziché permettere loro di svilupparsi naturalmente. L’ex commentatore ha sottolineato come l’impazienza sia sempre stata uno dei principali difetti del pro wrestling, ma che l’attuale calendario della WWE abbia ulteriormente aggravato la situazione.
“Il problema più grande nel pro wrestling, ed è sempre stato così, è l’impazienza. Quando hai uno show ogni singola settimana, si crea una sorta di sovraccarico. Il pubblico diventa impaziente. E di conseguenza, anche noi diventiamo impazienti con le storyline.”
Coachman ha poi citato Oba Femi come esempio, sostenendo che la WWE avrebbe dovuto dedicare più tempo a costruire il suo personaggio contro avversari di maggior richiamo prima di coinvolgere Brock Lesnar.
“Ciò che serviva era che Oba iniziasse a battere atleti con un certo valore. E poi, ogni settimana, gente come noi avrebbe potuto dire: ‘Oh, aspettate un secondo, è stato messo alla prova un po’ di più, e ancora un po’ di più’. E proprio quando pensavi che stesse per scalare la montagna, ecco che arrivava il colpo di scena, con il ritorno di Brock a fine giugno o inizio luglio.”
Coachman ha inoltre indicato la gestione di CM Punk e Roman Reigns come un altro esempio di storie avviate troppo in fretta. Ha argomentato che tre mesi di programmazione televisiva WWE sembrano durare molto di più a causa della produzione incessante di contenuti.
“Lo abbiamo visto con CM Punk e Roman Reigns. Ti ritrovi dentro le cose troppo presto. E tre mesi di TV, JD, equivalgono a tre anni di televisione normale.”
Coachman ha poi centrato il punto focale del problema: la WWE non ha più spazio di manovra tra i grandi eventi, evidenziando come ci sia stato a malapena il tempo di respirare tra Backlash, Saturday Night’s Main Event e Clash in Italy.
“Quindi dove vai a parare quando hai Backlash tre settimane dopo Mania, Saturday Night’s Main Event due settimane dopo, Clash in Italy due settimane dopo e poi Night of Champions tre settimane dopo? Non hai spazio per costruire queste storyline. Ecco perché devi puntare sull’effetto shock. È il build-up il vero problema.”
Ha inoltre criticato gli accordi mediatici e gli impegni di programmazione della WWE, affermando che la compagnia ha firmato così tanti contratti da essere costretta a cercare costantemente nuove date per eventi speciali.
“Hanno firmato dei contratti, letteralmente. Tutto ciò che descrivi riguarda Netflix, ESPN, Peacock e in parte NBC, per poi spostare tutto su Peacock solo per incassare un assegno extra.”
Coachman non si è fermato qui: ha aggiunto che gli speciali di Saturday Night’s Main Event alimentano il problema, dato che la WWE è stata costretta a incastrarne quattro in un calendario già saturo.
“Ecco perché hanno firmato per questi Saturday Night’s Main Event. E hanno dovuto trovare il modo di collocarli. Ne avevamo quattro da inserire.”
Per Coachman, il risultato è che alcuni show importanti finiscono per perdere di valore. Ha spiegato che quando la WWE ha solo due settimane tra un evento e l’altro, questi rischiano di sembrare semplici riempitivi piuttosto che appuntamenti imperdibili:
“E secondo me, se hai solo due settimane di distanza, finisci per avere essenzialmente un Collision camuffato da grande evento. E questo diventa imbarazzante.”
Coachman ha infine suggerito che la struttura del booking della WWE sia influenzata dal calendario, con i match a più contendenti diventati una scorciatoia quando manca il tempo necessario per costruire adeguatamente vari match singoli.
“A giugno e luglio è quello che stiamo vedendo. Fanno questi match perché ti permettono, in sostanza, di saltare quattro incontri, preferendo i fatal four-way ai match uno contro uno.”
È chiaro che per Coachman il business della WWE sia più florido che mai, ma tale successo sta creando un problema di natura creativa. Con così tanti show, piattaforme e obblighi contrattuali, la WWE continua a generare enormi profitti, ma a farne le spese, secondo Coachman, è proprio la qualità della narrazione.
Fonte: Ringside News.
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