Brooke Hogan solleva dubbi sulla morte del padre: le anomalie sull’autopsia

A quasi un anno dalla scomparsa di Hulk Hogan, sua figlia Brooke continua a manifestare forti perplessità riguardo alle circostanze della morte del leggendario wrestler, definendo la gestione dell’autopsia e gli eventi successivi come profondamente sospetti. In un intervento ai microfoni di Bubba the Love Sponge, Brooke ha espresso frustrazione per le continue modifiche apportate al referto autoptico a distanza di mesi dall’accaduto.

Brooke Hogan ha messo in dubbio la scelta di coinvolgere professionisti privati in passaggi chiave, come la firma del certificato di decesso, anziché affidarsi al personale ospedaliero di turno:

“Il problema è che si tratta della parte premeditata: sapere già di chiamare il medico privato per firmare l’ora del decesso, invece di rivolgersi al medico di turno al pronto soccorso, che sarebbe stato la procedura normale. C’era un chirurgo altamente qualificato o un medico in pronto soccorso che avrebbe potuto farlo. Ma invece, hanno preferito chiamare questa persona per farle firmare il documento.”

La figlia della leggenda del wrestling ha inoltre sottolineato l’impossibilità di rintracciare il medico che ha firmato il decesso, avvenuto per cause dichiarate naturali, una qualificazione che a suo avviso avrebbe archiviato il caso senza ulteriori indagini. Brooke ha poi descritto la confusione riguardante chi fosse presente al momento del decesso, citando racconti secondo cui l’infermiere sarebbe stato allontanato dalla stanza poco prima che il cuore di Hogan smettesse di battere.

“Si dice, stando alle voci che ho sentito, che l’infermiere fosse stato mandato a fare altro. Coincidenza vuole che, mentre lui era via, mio padre sia mancato e Sky (Sky Daily, ndr) sia stata l’unica ad accorgersi che avesse smesso di respirare. Ora, per l’autopsia hanno assunto un medico privato. Quindi, un medico privato per il decesso, un infermiere privato e un medico privato per l’autopsia. Non riesco a ottenere nulla.”

Brooke ha paragonato la situazione a una partita a Cluedo, sostenendo di avere quasi tutti gli indizi necessari per ricostruire l’accaduto, fatta eccezione per la prova definitiva. La donna ha inoltre ribadito i suoi sospetti sulla natura insolitamente calcolata dell’intera vicenda, definendo la gestione come qualcosa che richiede una certa “abilità nell’arte di agire in questo modo”.

Già in passato, Brooke Hogan aveva espresso dubbi riguardo all’indisponibilità di campioni biologici chiave dopo l’imbalsamazione e alle continue variazioni apportate al rapporto autoptico. Ad oggi, la figlia del wrestler dichiara di non aver ancora ricevuto risposte esaustive, alimentando il mistero intorno a un lutto che, dopo dodici mesi, continua a sollevare interrogativi irrisolti.

Fonte: Ringside News.

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